Dialogo o monologo?
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Non è una sorpresa e sarà
Non è una sorpresa e sarà sempre più un declino perché fra integrazione e assimilazione dei gruppi linguistici, è la seconda che sta avvenendo. Il tutto sotto l’ombrello dello statuto di autonomia. Una rigidissima ripartizione etnica ha contribuito a che il gruppo predominante abbia poi lentamente fatto presa sugli altri, si pensi solamente l’iscrizione nelle scuole tedesche di alunni di lingua italiana (per tacere di quelli di altre etnie che chiaramente vedono „dove tira il vento“). Da qui l’assimilazione. Non è una tragedia ed è nei fatti. Nell’economia la predominanza è evidente, negli enti pubblici un po‚ meno, ma solo un po‘ con situazioni assurde di posti dirigenziali non assegnati se non si trovano i candidati di quel determinato gruppo. Nel forum dei 100 il prof. Toniatti ha proposto, in deroga alla proporzionale etnica, di „premiare i talenti“, ma la proposta è già di per sé quasi „eversiva“. Si andrà avanti con le vicepresidenze, già questo indice di marginalità, ma è chiaro dove ciò condurrà. Nella sanità solo per estrema necessità si sta derogando a questi rigidi vincoli. Forse così qualcuno del gruppo italiano avrebbe qualche chance di farcela, forse. Ma il tema centrale dovrebbe essere di guardare avanti indipendentemente dai gruppi di appartenenza soprattutto in una società che è ormai, almeno nei centri più grandi, multietnica. Da qui la sfida della scuola e mi fermo qui su questo argomento perché è spinoso assai. Questa probabilmente è la sfida futura come quella, ancora sul tappeto, di parlare correntemente italiano e tedesco (anche se poi oggi di lingue se ne dovrebbero parlare ben di più). E qui si zoppica tremendamente, aggiungendoci pure l’ostacolo insuperabile dei variegati dialetti sudtirolesi che certo non si risolve proponendo lezioni di dialetto.
Ma concretamente Signor
Ma concretamente Signor Stenico, Lei cosa proporrebbe? E domanda ancora più importante, chi dovrebbe porre in essere un’eventuale proposta? Perché Lei ha pienamente ragione in un punto: il gruppo etnico italiano ha completamente perso la passione per la politica. E se è la politica, come credo personalmente io, a dover dare proposte per ridare lustro ad una parte della gente di questa terra, è necessario che questo gruppo torni a votare e magari lo faccia con un po' di sale in zucca.