La comunità straniera in Alto Adige è in crescita, secondo i dati ASTAT rappresenta il 10,4% del totale, una quota sopra la media nazionale (8,9%). A rappresentare questa comunità c'è Erjon Zeqo, che è stato eletto vicepresidente della Consulta provinciale per l’integrazione, un organo che ha lo scopo di promuovere la partecipazione attiva dei cittadini stranieri in Alto Adige. Tra i primi mediatori interculturali in Alto Adige, Zeqo si occupa professionalmente del tema delle minoranze anche come ricercatore all’interno di Eurac. "La mia tesi di laurea riguardava la partecipazione politica dei migranti, e in particolare il loro coinvolgimento nei processi decisionali legati alla convivenza. Anche se i cittadini stranieri non hanno diritto di voto, su molte questioni che riguardano la vita comune possono — e dovrebbero — avere voce in capitolo. Parliamo di persone che vivono stabilmente nelle nostre comunità, che lavorano, pagano le tasse, crescono qui i loro figli e instaurano legami profondi con il territorio. Persone che, a tutti gli effetti, diventano cittadini, anche se formalmente non lo sono ancora", afferma Zeqo.
Si stima infatti che siano appena 2.000 all’anno circa le persone che acquisiscono la cittadinanza italiana in Alto Adige, su un totale di circa 50mila stranieri residenti, ma come la si ottiene? „Sono necessari almeno dieci anni di residenza ininterrotta, e poi inizia l’iter vero e proprio“, spiega Zeqo. „Quando l’ho fatta io, la procedura di valutazione richiedeva due anni. Ora, con il decreto Salvini — il cosiddetto “decreto sicurezza„ del primo governo Conte — è stata estesa a quattro, ma spesso questi tempi non vengono rispettati. Io, per esempio, ho atteso tre anni“, racconta Zeqo. Classe 1976, nato e cresciuto in Albania, Zeqo è residente a Bolzano dal 1996, „la conferma della concessione della cittadinanza è arrivata a fine 2009 e il giuramento l’ho fatto a inizio 2010. Avevo 33 anni all’epoca“, racconta.
Schade, dass Migration nur…
Schade, dass Migration nur als Problem gesehen wird, während es eine funktionierende Lösung für unsere demographischen Herausforderungen darstellt. Eine Anerkennung der Fakten wäre die erste Voraussetzung zu einem vernünftigen Umgang.