Gastbeitrag
Benvenuti nella post-realtà, dove ognuno può aggiustarsi le cose come vuole. Attenzione però: prima o poi si andrà a sbattere.

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Gabriele Di Luca Mer, 01/11/2017 - 13:23

Travisare la realtà è disdicevole, argomenta giustamente Lucio Giudiceandrea. Ma perché considerare Platone - proprio Platone, l’allievo di Socrate e dunque il nemico giurato dei Sofisti - come uno dei capostipiti di questa tradizione che avrebbe nei campioni della „post-verità“ i suoi ultimi rappresentanti? Secondo Lucio l’idealismo di Platone sarebbe disdicevole perché nemico del realismo (sorvoliamo sul fatto che l’opposizione tra idealisti e realisti è stata formalizzata solo da Kant, parecchi secoli dopo il tramonto della filosofia classica greca: Critica della ragion pura, parte II, libro II, cap. II, sez. III: Confutazione dell’idealismo). Peccato che, invece, il ricorso alle idee (sovratemporali e dunque affini ai concetti matematici dei quali non possiamo prescindere nell’oggettivazione/misurazione del reale) fosse stato introdotto da Platone proprio per „salvare“ la possibilità di accedere a un concetto di verità stabile e intelliggibile, non consegnato cioè alla mutevolissima danza delle interpretazioni che imprigiona (cfr. il mito della Caverna) coloro i quali sono esposti alle impressioni dei sensi. Insomma, perché per condannare i travisatori della realtà Lucio ha sempre bisogno di travisare Platone confondendolo addirittura con alcuni tratti del suo opposto filosofico, vale a dire Friedrich Nietzsche (che come noto disintegrò il concetto „oggettivo“ di verità)?

Mer, 01/11/2017 - 13:23 Collegamento permanente
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luigi spagnolli Mer, 01/11/2017 - 14:23

Caro Lucio, al di là delle disquisizioni culturalfilosofiche più o meno dotte, se si parte dal bilancio di fine anno dei Carabinieri e dall’acquisto di telecamere per controllare il territorio cittadino, si sta sul piano dell’uso del denaro pubblico. Che se si usa per determinate indagini vuol dire che se ne tralasciano delle altre, e che se si usa per comprare telecamere vuol dire che si decide di non comprare altri beni o servizi utili che si considerano meno importanti. In ambedue i casi a monte c'è una scelta politica, dell’Autorità Giudiziaria o di Polizia nel primo caso, dell’Amministratore Comunale nel secondo. I cittadini che poi subiscono conseguenze negative per la presenza di delinquenti recidivi a piede libero, o per un problema non risolto dal Comune, possono giustamente non essere d’accordo - che nel primo caso il decisore sia nominato e quindi inamovibile, mentre nel secondo eletto e quindi amovibile, è nelle regole della nostra democrazia e pertanto non rileva - . Il tema centrale però rimane: è giusto usare il denaro pubblico per risolvere i problemi percepiti (che possono anche non essere reali), o non sarebbe meglio usarlo per risolvere problemi conclamatamente reali? Fino a pochi anni fa ogni pubblico decisore avrebbe optato per la seconda ipotesi, meglio se fondata su dati oggettivi (analisi, studi, ecc.); oggi invece la stessa legge italiana, che ha tra l’altro introdotto il concetto di „sicurezza percepita“, spinge verso la prima, meglio se fondata su dati oggettivati (sondaggi d’opinione, grida coincidenti reiterate, ecc.).
Non lamentiamoci dunque se in futuro mancheranno lenzuola nelle case di riposo o ci saranno buchi nelle strade che non vengono riparati: le telecamere le abbiamo volute noi popolo, e i soldi spesi lì non hanno potuto essere spesi altrove. Per poi scoprire, magari, che i reati sono pure aumentati, o anche no: le statistiche internazionali dimostrano che la presenza di telecamere non genera mai conseguenze tangibili sulla quantità di reati commessi in un’area urbana.

Mer, 01/11/2017 - 14:23 Collegamento permanente
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Rebecca Widmann Mer, 01/11/2017 - 17:46

In risposta a di luigi spagnolli

Werter Herr Spagnolli, das Licht in dem Sie sich Stellen mit einem solchen Eröffnungssatz ist so getrübt wie Ihre ganze Meinung; Kommentare über Ihre Schreibweise, spare ich Ihnen lieber da wir (zum Glück) nicht auf einem Rechtschreib- und Grammatikblog sind. Die von Dr. Giudiceandrea geführte Analysis bezieht sich in keinem Absatz über das von der Provinz ausgegebene Geld für diese 80 Überwachungskameras, sondern gräbt tief in der heutigen Gesellschaftsleitende Philosophie.
Mit seinem Artikel mustert er ganz einfach wie zerrüttet die heutige Lebensweise der meisten Menschen ist. Wir leben zweifellos in einer vermengten Epoche in welche der ehemalige Konflikt zwischen Herz und Verstand eine ganz neue Nuance hat im Vergleich zu einer wie wir sie aus der Antike kennen; natürlich lässt sich der Vergleich unbewusst in unsere Gedanken einschleichen, aber es ist immer wichtig sich zwischen den Lehren der Geschichte und den Bilder der Gegenwart auszugleichen (Sache die im Artikel über den wir diskutieren, brillant gemacht wurde).
Diese Abgleichung von der ich schreibe ist eben wichtig damit man so wenig wie möglich „aufstoßt“: den meisten Gesellschaften (vor Allem die wo es die Meinungsfreiheit gibt) ist es schwer ein Gleichgewicht zwischen Herz und Kopf der Leute zu finden, und die beste Art und Weise nach welcher man zu einem solchen Ergebnis kommen kann, ist radikal und entscheidend auf den Lernwege der Bevölkerung zu kommen. Persönlich halt ich nicht sehr viel von der heutigen Unterrichtsweise in den Schulen; wenn ich an Sokrates und Platon denke, dann fallen mir nur ihre Leitsätzte und eine ungefähre Linie ihrer Philosophie ein. Das was Dr. Giudiceandrea in diesem Artikel geschildert hat, ist die Philosophie im heutigen Leben eingesetzt, es ist die Anwendung der so oft gehörten Lehren die uns in diesen wesentlichen Schuljahren beigebracht wurden. Im Grunde, eine Überlegung die jeder gebildeter Mensch mindestens ein Mal täglich machen sollte.

Mer, 01/11/2017 - 17:46 Collegamento permanente
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luigi spagnolli Gio, 01/12/2017 - 18:34

Caro Claudio, per puntualizzare: il problema non è, e non è mai stato, se le telecamere servono o no. Il problema è che non sono un deterrente, bensì uno strumento di controllo del territorio rispetto alla sicurezza pubblica. Per cui dovrebbe montarsele lo Stato, che è competente per la sicurezza pubblica, e non il Comune. Il quale però è chiamato a prendere decisioni in risposta al „comune sentire“, e qui entrano in gioco le dotte riflessioni di Lucio Giudiceandrea e poi di Gabriele De Luca e di Rebecca Widmann. Laddove tutti e tre si limitano a reinterpretare in chiave odierna il pensiero di alcuni Grandi del passato, senza cogliere il fatto essenziale che oggi, nel tempo della comunicazione ipertrasversale sovraesondante, il problema non è che qualcuno travisi la realtà in nome dell’idealismo rispetto al realismo o viceversa, ma che la realtà viene comunque travisata in continuazione a ritmi non controllabili da mente umana nel turbinio irrefrenabile del comunicare collettivo. E che proprio la categoria dei giornalisti, avendo il ruolo sociale per farlo, dovrebbe individuare il modo per far capire al popolo ignaro come accedere ad informazioni „certificate“ rispetto alla gran parte delle informazioni che sono, per volontà o per insipienza del comunicatore, false. Oggi Raffaello, volendo riproporre in un dipinto l’equivalente in chiave moderna del messaggio de „La Scuola di Atene“ non collocherebbe più al centro Platone e Aristotele, bensì probabilmente (è una mia ipotesi) un giornalista tradizionalmoderno alla Rizzo&Stella e uno stratega della comunicazione finalizzata all’incremento di un proprio potere tipo Casaleggio o Osama Bin Laden (l’esasperazione dell’abbinamento è voluta e non vuole assolutamente porre a confronto i due defunti dal punto di vista etico, dove sono ovviamente lontani anni luce, ma rispetto al modo innovativo e spregiudicato usato da entrambi, ognuno a suo modo, per „usare“ il sistema mediatico occidentale al fine di affermare una realtà travisata utile ai propri fini). Oggi a sbattere ci si va in massa, perché è la massa, non il singolo „dittatore o potente“ (chi più lo è, oggi? Trump, che è intellettualmente soggiogato dai suoi grandi elettori che decidono per lui, o Putin, che sguscia come un’anguilla tra le pugnalate dei suoi oppositori?), che, incapace di discernere il vero dal falso nel marasma informativo che ci avvolge, prima o poi viene raggiunta dalla realtà che la riporta in un quaggiù di sofferenza incredula. Che ci si filosofeggi su, è umano, ma non aiuta a risolvere i problemi dell’oggi. Che è quello che tu ed io, caro Claudio, cerchiamo di fare.

Gio, 01/12/2017 - 18:34 Collegamento permanente

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