La solita Pasqua
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Non so bene
come la voterei, su o giù, questa tua triste nel senso del tedesco „trist“ storia ma penso che dovresti andarla a raccontare a chi predica le domeniche in famiglia e comunque sante quando si discute delle aperture domenichali dei negozi. quanta ipocrisia in giro! Anche se, pensandoci bene, il tipo d’uomo qui da te descritto dovrebbe essere, teoricamente, in via di estinzione?!
In risposta a Non so bene di Sylvia Rier
Fra i miei coetanei è
Fra i miei coetanei è fortunatamente in via d’estinzione, anche se ancora presente (ti parlo della vita di un paesino di 3mila persone). La storia è comunque una provocazione aperta, ma non una condanna.
In risposta a Non so bene di Sylvia Rier
Fra i miei coetanei è
Fra i miei coetanei è fortunatamente in via d’estinzione, anche se ancora presente (ti parlo della vita di un paesino di 3mila persone). La storia è comunque una provocazione aperta, ma non una condanna.
Che tristezza e che
Che tristezza e che indifferenza a tutto e tutti, solo „apparenza“ e non sostanza
In risposta a Che tristezza e che di Annalisa Badiali
Io la chiamerei normalità.
Io la chiamerei normalità. Abitudine...spesso involontaria e figlia di un’educazione che fino a poco tempo fa rappresentava un valore
In risposta a Io la chiamerei normalità. di Matteo Pozzi
Spero che "l'abitudine" cambi
Spero che „l’abitudine“ cambi e si apra in una vera e propria inter-relazione con gli altri non solo per „apparire“, ma soprattutto per dare, perchè, penso ogni persona abbia qualche cosa da dare agli altri, anche un piccolo contributo, una piccola scintilla che possa far scaturire dialogo, responsabilità, interazione e comprensione.