Riforma Costituzione
Scheme Matrix (Debug)
salto
community
partner-content
partner-plus-content
dossier
breaking
advertorial
editor
columnist
Da sostenitore mite della
Da sostenitore mite della democrazia diretta mi permetto di dissentire sulla valutazione dei cambiamenti in caso di una vittoria del si. È vero, la cifra delle firme per le leggi di iniziativa popolare si triplica, ma quanto mi ricordi io queste iniziative hanno avuto comunque poca incidenza nella legislazione generando il solo obbligo per i parlamentari di trattare il ddl. Considero invece molto più importante la riduzione del quorum al 50%+1 dei partecipanti alle ultime elezioni politiche quando si raccolgono più di 800.000 firme. Pochi referendum hanno superato l’attuale quorum dal 2000 ad oggi, anche per una sorta di uso inflazionistico dello strumento. Quindi su (pochi) temi con grande presa nell’elettorato esiste la possibilità di superare questa cifra rendendo poi molto, ma molto più fattibile il raggiungimento del quorum per la validità. Inoltre va anche in una direzione di equità: perchè i fautori di un no dovrebbero poter aggiungere al loro mulino anche l’acqua della crescente parte di elettorato che diserta regolarmente le urne?
È vero, in passato diversi referendum (finanziamento pubblico ai partiti o abolizione ministro agricoltura) sono stati ripetutamente disattesi. Bene questa prassi vergognosa va soppressa, ma non è nella Cost. che poi impedirlo, è la cultura politica, la Costituzione vivente, materiale, che deve adeguarsi finalmente a livelli democratici internazionali. Sulle procedure di raccolta: d’accordo, ma anch’esse vanno regolate con legge e non nella Costituzione. Non si può additare alla riforma (e all’intento riformatore) colpe che invece sono della prassi esistente e che andrebbero spazzate con un cambio di spirito poitico.
... che pUoi impedirlo ...
... che pUoi impedirlo ...
... spazzate VIA con un cambio di spirito poLitico.
Quanto ci manca la funzione di correzione per i commenti!
Concordo su molto di quello
Concordo su molto di quello che dici. Sono convinto però che lo strumento referendario vada facilitato specie in questo momento dove corruzione e governi supini ai diktat della finanza globale, rendono necessario un controllo e un indirizzo popolare delle scelte politiche. Per questo però c‚è bisogno della garanzia di rispetto dei risultati elettorali. Ad ora questa garanzia c‘è solo se vince la posizione governativa. L’esempio è il referendum contro la privatizzazione dei beni pubblici, quello dell’acqua per intenderci. Nonostante l’oltre il milione di firme e la schiacciante vittoria del no e una sentenza della Corte Costituzionale, fu disatteso fin dall’inizio e ultimamente, passati i 5 anni ripresentato tal quale. Ora trovo che la Costituzione dovrebbe prevedere una formula che obblighi al rispetto dei risultati, qualsiasi essi siano (anche quelli contrari ai promotori). In Svizzera i risultati referendari entrano a far parte della Costituzione obbligando il parlamento a considerarne il risultato.
La scelta fatta dal legislatore di rendere più difficile la promozione di un referendum, mi pare vada nella direzione generale della modifica alla costituzione; centralizzare il potere ed evitare inciampi popolari sul cammino dei governi futuri.
Si parla poi dei soli referendum abrogativi mentre ci potevano essere anche altre forme di partecipazione attiva come per esempio i referendum propositivi e confermativi. Ma questo solo se si vuole che i cittadini partecipino alle decisioni politiche, ma pare non sia questa l’intenzione.
Condivido quasi tutto quello
Condivido quasi tutto quello che scrivi. Solo la dizione „rendere più difficile la promozione di un referendum“ mi pare non del tutto rispondente ai fatti: La promozione del referendum con 500.000 firme, infatti, rimane, ma in quel caso resta anche il quorum attuale. Si introduce una leva (+300.000) che consente di alleggerire la partecipazione richiesta. Del resto, è vero, è troppo poco. Ma chiaramente da un Governo che intende rafforzare la propria posizione sia verso il legislatore che nei confronti delle Regioni non ci si poteva aspettare un’apertura al popolo...