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In questo secondo insieme di considerazioni puntiamo lo sguardo sull’apporto delle “sottoculture urbane” che hanno plasmato e reso propri alcuni spazi pubblici.

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Profil für Benutzer luigi spagnolli
luigi spagnolli Mi., 31.08.2016 - 10:47

Interessanti e condivisibili molte considerazioni. Un paio di appunti:
1. Con la sempre minore disponibilità di denaro nelle casse pubbliche, a fronte di una sempre maggiore e più articolata quantità di problemi sociali da risolvere, espropriare per pubblica utilità non sarà più possibile. Quindi, per dare risposta al degrado, bisognerà andare a prendere il denaro dove ce n'è: dai privati. Sulla base ovviamente di regole chiare e rispettose dei principi della correttezza, dell’evidenza pubblica, dell’efficacia ed efficienza, eccetera.
2. La difesa di pochi alberi in qualsiasi luogo del mondo crea empatia a prescindere. Bene lo sanno i maestri del populismo, oggi numerosi ovunque a seguito del crollo del sistema partitico e del connesso calo di qualità, per mancanza di formazione, di esperienza e di principi adeguati, di chi si candida ad un ruolo di amministratore (con le rare dovute eccezioni s’intende).
3. L’art. 55 quinquies rappresenta proprio un tentativo, il primo e precursore di altri futuri, di creare una procedura trasparente ma anche efficiente ed efficace di realizzare interventi di interesse pubblico con risorse private. Ha dimostrato di essere trasparente (vedasi la straordinaria e apertissima discussione che si è sviluppata in città, in cui ogni passaggio della procedura, ogni pro ed ogni contro è stato abbondantemente sviscerato) ed efficace (a seguito anche della discussione predetta il piano di riqualificazione urbanistica è stato più volte modificato, migliorato e rivisto). Non è stato certamente efficiente, visti i tempi trascorsi non in linea con le legittime attese di un investitore privato. Va pertanto riscritto in particolare per fare sì che ogni interessato possa esprimersi sull’argomento togliendogli però la possibilità di bloccare l’iter con lunghi contenziosi, i cui tempi di conclusione sono notoriamente impossibili da prevedere in Italia, e che pertanto equivalgono a un diritto di veto inaccettabile.
In conclusione va sottolineata la necessità di favorire un rapporto pubblico-privato produttivo e trasparente, che presuppone anche la possibilità di penalizzare i privati che provocano degrado, per esempio lasciando i cantieri a metà per anni. Dimentichiamoci dunque gli espropri, che appartengono, come modalità operativa e salvo eccezioni, ad un tempo passato di maggiore disponibilità delle casse pubbliche che non tornerà più. E che hanno in passato immeritatamente e poco trasparentemente arricchito quei privati che avevano la fortuna di essere proprietari dell’immobile giusto al posto giusto.

Mi., 31.08.2016 - 10:47 Permalink
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Profil für Benutzer paolo zucconi
paolo zucconi Sa., 03.09.2016 - 10:49

Antwort auf von luigi spagnolli

L’intento delle considerazioni proposte era quello di (ri)lanciare il dibattito sullo spazio pubblico, concetto sfuggente contraddistinto da interpretazioni disparate tra loto in base al punto di vista assunto.
1. Se per questioni di disponibilità economica l’esproprio non sarà sempre possibile, si potrebbe tuttavia rivedere il concetto di degrado stesso: citando l’esperienza delle sottoculture urbane volevo indicare che non solo il costruito, ma anche quello che avviene in un luogo può determinarne la qualità. La lotta all’abbandono di un quartiere può sì avvenire con l’incremento del commercio, il rischio sta però nel ridurre i cittadini a meri consumatori e la vita pubblica a mero scambio economico.
2. Condivisibile la critica al populismo che difende „ogni albero“, tuttavia nel caso di parchi con alberi secolari si possono fare delle distinzioni. Ragionare caso per caso è più faticoso ma ci libera dalla situazione di stallo populismo-anti poulismo.
3. Nulla in contrario alle iniziative pubblico-private, tuttavia la staesura di piani partcolareggiati per interi pezzi del pru potrebbe avvalersi dell’esperienza, impegnativa ma democratica, dell’urbanistica partecipata in cui tutti i soggetti coinvolti partecipano alla riprogettazione di parti considerevoli della città.

Sa., 03.09.2016 - 10:49 Permalink
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luigi spagnolli So., 04.09.2016 - 21:35

Ringrazio il prof. Zucconi che mi fa l’onore di rispondermi, ma debbo ulteriormente chiarire:
1. Nel PRU di Via Alto Adige le attività commerciali occuperanno meno di un quinto della cubatura prevista. Per cui le considerazioni fatte, condivisibili peraltro nel principio, non sono pertinenti.
2. Di alberi secolari nella zona interessata dall’intervento non ce ne sono, anzi, sono pronto a scommettere che non ci arrivano neanche vicino, al secolo. Da povero alberologo quale sono segnalo inoltre che si tratta di alberi che per specie, dimensioni e stato di salute sono ben lontani dalle caratteristiche di tutela. Poi ovviamente ci sono le emozioni, il sentimento collettivo, eccetera: peraltro ben cavalcato da chi è contrario.
3. Il PRU fa riferimento ad un’area che rientrava, come facoltativa, nel bando dell’Areale Ferroviario, che è stato preceduto da una grande attività di partecipazione. Il progetto vincitore non l’ha ricompresa, per cui è rimasta fuori. La proposta di PRU è stata formulata, e nella successiva negoziazione con gli uffici comunali sviluppata, con assoluta attenzione ai principi del Piano dell’Areale così come voluto dal percorso partecipato. Purtroppo le componenti politiche contrarie al PRU, sostenendo falsamente e per opportunità cose diverse, hanno condizionato anche le opinioni dei benpensanti.
Chiedo scusa della lunghezza, ma quel che va detto va detto.

So., 04.09.2016 - 21:35 Permalink
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paolo zucconi Fr., 16.09.2016 - 18:08

Antwort auf von luigi spagnolli

1. Come con lei precisa le attività commerciali non occupano l’intera cubatura costruita, tuttavia residenze, albergo e uffici non sono spazio pubblico, bensì area privata. La critica semmai consisteva in una visione alternativa di riqualifca del parco „degradato“ facendo riferimento per l’appunto a come le sottoculure urbane possano rendere animato e quindi sicuro un luogo abbandonato. Esempio: uno skatepark che occupi parte del parco della stazione renderebbe il luogo vissuto.
2. Mi sono fatto prendere dallo slancio dello scrittore parando di alberi secolari, mi riferivo al parco altmanniano di impianto ottocentesco (quindi vecchio di più di un secolo).
3. Il modello dell’urbanistica partecipata prevede delle sedute informative, colloquiali e l’elezione di organi co-progettanti eletti tra i cittadini. In parte questo lavoro è stato fatto con le serate informative avvenute tuttavia dopo la stesura del piano di via Alto Adige, qui la critica di chi scrive.

Fr., 16.09.2016 - 18:08 Permalink

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