L'intervista
I giovani "cervelli in fuga" sono alla ricerca soprattutto di "un'atmosfera di lavoro piacevole". Ecco come la vede l'assessora Magdalena Amhof in merito allo studio della Fondazione Nord Est per Confindustria. "Dirigenti da formare".

Non sono le abitazioni a buon prezzo, una retribuzione adeguata e neppure la conciliazione tra lavoro e vita privata. Alla domanda “che misure si possono introdurre per  aumentare l’attrattività del territorio?” nello studio della Fondazione Nord Est diffuso qualche giorno fa i giovani altoatesini che espatriano dicono che per loro la cosa più importante “un’atmosfera di lavoro piacevole”. Una risposta per certi versi spiazzante. Significa che i contatti avuti dai ragazzi con il mondo del lavoro sono stati difficili soprattutto dal punto di vista umano, nelle relazioni interpersonali con colleghi, e, soprattutto, i superiori. Non è quindi una fuga dal caro-casa, ma dall’antipatia di altoatesini e sudtirolesi? Battute a parte, l’esito dello studio della Fondazione Nord est, secondo cui dall’Alto Adige se ne vanno in media 1.000 giovani all’anno, è così netto che non può finire rapidamente archiviato come se nulla fosse. Ne abbiamo parlato con Magdalena Amhof, assessora provinciale al lavoro. 

SALTO: Il tema della fuga dei cervelli non è per nulla nuovo, ma lo studio della Fondazione Nord Est traccia un quadro più preoccupante del solito. Che risposte può dare la politica?

Magdalena Amhof: Noi qualcosa possiamo a fare, però la responsabilità principale di offrire dei posti di lavoro appetibili è dei datori di lavoro privati, Noi nel pubblico impiego abbiamo cercato di fare un Employer Branding per rendere la Provincia un datore di lavoro più attrattivo. Al tema lavoro è legato In modo indiretto anche il problema più grande e cioè il caro casa. Credo sia questo per i giovani l’ostacolo più grande al loro ritorno e lì come giunta stiamo portando avanti quel disegno di legge che sicuramente avrà un certo impatto, però, ovviamente, non da un giorno all’altro ovviamente, L’altro punto su cui stiamo lavorando è la conciliazione tra lavoro e famiglia.

Non ha trovato sorprendente che al primo posto delle richieste dei giovani ci fosse l’atmosfera sul posto di lavoro?

In verità questo l’abbiamo visto anche in un altro studio fatto da noi come Servizio Mercato del Lavoro, anche se non era proprio al primo posto. Si intendeva proprio che ci sono difficoltà nel rapporto tra i dipendenti e dirigenti. Quindi per noi, come pubblico impiego, significa lavorare molto sui nostri dirigenti, per invitarli a cambiare atteggiamento nei confronti dei dipendenti, per avviare una cultura della collaborazione. Nel privato non abbiamo molte grandi aziende. I dirigenti diventano tali dopo aver scalato posizioni nella ditta ma senza aver avuto una formazione specifica come avviene nelle multinazionali. Non c'è l’abitudine a curare l’aspetto dei rapporti interpersonali sul posto di lavoro, a coinvolgere i dipendenti nell’organizzazione … 

 

Attualmente facciamo un bando per l’ottavo livello per 59 posti e la maggior parte di questi posti sarà riservata a persone di madrelingua tedesca

 

Nel pubblico impiego c'è poi un fattore determinante. Proporz e attestato di bilinguismo creano un filtro potente che fa in modo che sia raro che nelle posizioni apicali ci siano le persone più preparate e con le giuste capacità dirigenziali. Il fatto di essere scelti perché si appartiene ad un gruppo linguistico piuttosto che ad un altro e per il possesso di un attestato di bilinguismo sono sì due pilastri dell’autonomia, è vero, ma con questa rigidità la pubblica amministrazione non si priva di  troppi “cervelli” (e cuori) di alto livello. 

E' un argomento sul quale discutiamo da tempo. Sia la proporzionale sia il bilinguismo sono due fattori che condizionano molto il mercato del lavoro nel pubblico impiego. Infatti, abbiamo grosse difficoltà. Attualmente facciamo un bando per l’ottavo livello per 59 posti e la maggior parte di questi posti sarà riservata a persone di madrelingua tedesca. Perché? Perché i i dipendenti di madrelingua italiana all’ottavo livello sono parecchi di più di quanto preveda la proporzionale. Fino a un certo punto possiamo essere elastici, però ad un certo momento non possiamo più. Quindi abbiamo di fatto posti vacanti perché non abbiamo le persone giuste con il patentino “giusto” per subentrare. I servizi ai cittadini li dobbiamo comunque fornire ma capita di non trovare le persone con i requisiti.

Nel mondo di oggi la Provincia può permettersi questa rigidità? Non avete pensato ad avare maggiore come nella sanità, dando alle persone il tempo per imparare la seconda lingua? La priorità non dovrebbe essere quella di avere il migliore dei dirigenti e dei dipendenti possibili?

Parliamo di pilastri della nostra autonomia, al momento politicamente non c'è la minima possibilità di cambiare nulla. Nella sanità si è introdotta la possibilità di ottenere il patentino entro i 5 anni dall’assunzione, abbiamo discusso se inserire la misura in tutto il pubblico impiego ma per il momento l’abbiamo tolta dall’ordine del giorno. Ovvio che questi requisiti non facilitano la situazione. I privati se individuano un bravo ingegnere lo possono assumere, la Provincia no, e questo ci limita molto, le do pienamente ragione.

Nel settore della ricerca e delle università e nelle grandi aziende non per forza multinazionali la lingua di comunicazione è l’inglese. Su questo aspetto non andrebbe fatto un grande lavoro culturale? Se non avesse insistito il presidente di Confindustria Heiner Oberrauch nella scuola tedesca non sarebbe mai partita una sezione internazionale, per dire.

Tutti noi dovremmo fare uno sforzo di aprirci anche mentalmente e di diventare anche un po' più internazionali, questo sicuramente è un tema. In questo senso mi aspetto tanto dalla nuova facoltà di ingegneria di Unibz. Monaco di Baviera è diventata un punto di attrazione per ingegneri e tecnici, perché c'è un’ottima università e così attirano tantissimi giovani di tutta Europa e la maggior parte rimane lì dopo gli studi. Spero che nel nostro piccolo riusciamo a fare un punto di attrazione della nostra facoltà, visto che i corsi saranno in tedesco, italiano e l’inglese, come già nelle altre facoltà.

In realtà l’ex rettore Lugli in un’intervista rilasciata quando sembrava che stesse per lasciare Bolzano, fece capire che la richiesta del trilinguismo, così come è ora, pone l’asticella troppo in alto. Lui proponeva di abbassare i requisiti di conoscenza della terza lingua. Cioè: un aspirante studente di Parma o di Mannheim dovrebbe sapere bene l’inglese ma gli si dovrebbe permettere di accedere con un livello di tedesco e italiano più bassi di quelli richiesti ora. Questo renderebbe l’università molto più appetibile. Un discorso simile si potrebbe fare per avere docenti di alto livello, bilingui (italiano-inglese, tedesco-inglese) invece che trilingui. 

Abbassare i requisiti linguistici di accesso per gli studenti potrebbe essere sensato, perché studiando si può recuperare.  Va detto poi che siamo società di perfezionisti, cioè noi pretendiamo sempre che tutti sappiano la seconda lingua in modo perfetto, e quindi la gente non ha il coraggio di parlare nell’altra lingua.

A proposito di ambiente di lavoro confortevole, in Alto Adige c'è un ulteriore scoglio per moltissime persone: il dialetto. Che non è uno scoglio solo per chi è di madrelingua italiana ma pure per i germanici del nord. In Provincia nelle riunioni si parla dialetto sudtirolese ed anche nelle scuole e in tutte le aziende private. Se ci si vuole aprire verso l’esterno andrebbe forse fatta anche una riflessione su questo punto?

Le dico una cosa: nella prima riunione di Giunta il Landeshauptmann Kompatscher ci ha pregato di parlare Hochdeutsch perché altrimenti i nostri colleghi di madrelingua italiana non riescono a seguirci. Io spesso ci devo ripensare perché  ricado senza volerlo. Sì la questione esiste ed è proprio vero che anche i germanici fanno fatica, per cui immaginiamo quanto possa essere difficile per un italiano. Quanto ai giovani che lasciano l’Alto Adige comunque va detto che è un fenomeno anche naturale perché molti di coloro che studiano in Austria e Germania poi magari trovano un lavoro e si fermano".

Sulla questione della fuga dei cervelli non sarebbe possibile costituire una sorta di alleanza tra pubblico e imprese private per cercare delle soluzioni?

Certo, nella commissione lavoro ci sono dirigenti di Confindustria, dei sindacati, delle categorie economiche e naturalmente della Provincia. Nella prossima riunione Confindustria illustrerà i contenuti dello studio effettuato dalla Fondazione Nord Est, noi illustreremo un nostro studio del Mercato del Lavoro e poi discuteremo della problematica, analizzeremo l’evolversi della situazione, cercheremo di individuare  le sfide più grandi. La collaborazione con le varie categorie è davvero molto importante, per questo è coinvolta anche la Camera di Commercio, che ha realizzato ad esempio il sito internet Work in South Tyrol. La Provincia, inoltre, attraverso i fondi europei, sta finanziando i Welcome Center. Uno ad esempio è attivo a Brunico da un anno. Questi sono dei progetti, per ora, ma andrebbero istituzionalizzati prima o poi, magari con un loro cofinanziamento. Dobbiamo cioè agire su più fronti. 

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Profil für Benutzer Luca Marcon
Luca Marcon Fr., 07.02.2025 - 19:16

"A proposito di ambiente di lavoro confortevole, in Alto Adige c'è un ulteriore scoglio per moltissime persone: il dialetto. Che non è uno scoglio solo per chi è di madrelingua italiana ma pure per i germanici del nord. In Provincia nelle riunioni si parla dialetto sudtirolese ed anche nelle scuole e in tutte le aziende private. Se ci si vuole aprire verso l’esterno andrebbe forse fatta anche una riflessione su questo punto?"

Ogni volta che ho ripreso su salto.bz il concetto espresso in questa domanda, sono stato praticamente crocifisso (e con dei chiodi abbastanza ridicoli, aggiungo).
L’assessora Magdalena Amhof è una persona gentilissima, quindi non credo che il problema riguardi lei. Ma che Arno Kompatscher abbia dovuto pregare i colleghi di parlare in Standarddeutsch lo trovo significativo. E non in senso positivo.
Di un particolare aspetto della questione ne ho scritto qui:
https://salto.bz/en/article/25062023/il-patto-violato

Fr., 07.02.2025 - 19:16 Permalink
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Factum Est Fr., 07.02.2025 - 21:50

Antwort auf von G. P.

Wir sind in Südtirol doch zweisprachig. Jeder hat die andere Sprache auf seine Weise gelernt. Reden Wir nicht vom Schulitalienisch, denn hatte ich zu meiner Zeit in den 70ger Italienischlehrerinnen aus der Poebene welche logisch kein Deutsch konnten und damit auch keine Rücksicht nahmen. Ich und die Anderen im Dorf haben Uns mit den Kindern des Maresciallo abgegeben der in der nahen Kaserne war und eine deutschsprachige Südtirolerin als Frau hatte. Ihre beiden Jungs sind logischerweise zweisprachig aufgewachsen und ihr Wissen hat auf Uns abgefärbt. Das grosse Ganze kam dann beim Militär als ich als einziger Deutschsprachiger unter Italiener mein Jahr machen musste.

Fr., 07.02.2025 - 21:50 Permalink
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Luca Marcon Sa., 08.02.2025 - 14:47

Antwort auf von G. P.

Il virgolettato all’inizio del mio commento non e una mia affermazione ma una domanda dell’estensore dell’articolo all’assessora Amhof. Va da sé che se il suddetto chiede se „andrebbe forse fatta anche una riflessione su questo punto“, il problema c'è.

Sa., 08.02.2025 - 14:47 Permalink
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opa1950 Fr., 07.02.2025 - 19:34

Dieser Kommentar wurde entfernt. Bitte Netiquette beachten („Sachliche Diskussion“)

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Fr., 07.02.2025 - 19:34 Permalink
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Evelin Grenier Sa., 08.02.2025 - 07:13

Un „cervello “ considerato tale non può che essere una persona di mentalità aperta, quindi in grado di apprezzare le varietà linguistiche di un territorio.

Sa., 08.02.2025 - 07:13 Permalink
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Luca Marcon Sa., 08.02.2025 - 10:06

Ho scritto alla Fondazione NordEst per avere lumi riguardo alle scelta dei campioni rappresentativi e alla modalità di raccolta dei dati, ed è come immaginavo.
Non solo il fatto che il mercato locale sia diviso per gruppi etnolinguistici e per ambiti non è noto, ma tanto meno è nota (quindi figuriamoci se considerata) la segregazione occupazionale degli altoatesini rispetto ai sudtirolesi: fattore che a dire il vero definirei imprescindibile in una ricerca del genere.
A questo punto non posso che concludere con la solita battuta fulminante di Massimo Bucchi:
„Il problema non sono i cervelli che fuggono ma i corpi che restano qui“. Anzi, hier.
PS
Riguardo al tema specifico, la questione del dialetto parlato è tutt’altro che secondaria. I cervelli a cui dovremmo chiedere di rimanere sarebbero solo quelli sudtirolesi? Perché l’idea di imporre la pratica del dialetto a qualsiasi altro (cervello) d’importazione per poter parlare con i colleghi di lavoro non la vedrei proprio come attrattiva.

Sa., 08.02.2025 - 10:06 Permalink
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Evelin Grenier Sa., 08.02.2025 - 14:53

Funziona così : con lo straniero tutti parlano italiano, se è la lingua in cui più si sente a suo agio, altrimenti inglese o tedesco standard, se quelle sono le sue lingue preferite.
Poi quando i colleghi parlano tra loro o al telefono in dialetto, lo straniero ascolta e un po' alla volta impara (perché curioso) a riconoscere parole, semplici frasi etc.
Il problema del dialetto non si pone affatto. Ma si apprezza il corso gratuito di ascolto/comprensione che uno può fare mentre è lì.

Sa., 08.02.2025 - 14:53 Permalink
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nobody Sa., 08.02.2025 - 21:20

Nebelkerzen a la SVP. Es geht um Gehalt und Lebenshaltungskosten- nothing else. Sollen doch selbst mal versuchen, mit einem durchschnittlichen Gehalt über die Runden zu kommen.

Sa., 08.02.2025 - 21:20 Permalink
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Salto User
Josef Fulterer Do., 13.02.2025 - 22:24

Statt die Kenntnis der 2. Sprache mit der eigen-artigen stupiden ... ... zwei-Sprachigkeits-Prüfung, mit bis zu 50 % Durchfall-Quote quählen, sollte der jeweilige Vorgesetzte die technische Kenntnis der 2. Sprache prüfen!
Das Erlernen der Umgangs-Sprache, auch der verschiedenen Dialekte, wird im täglichen Verkehr mit den Mitarbeitern sehr schnell nach-geholt!"

Do., 13.02.2025 - 22:24 Permalink

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