Mostra fotografica
Ancora ventiquattro ore di tempo per ammirare la mostra della giovane fotografa Shakira Casin. L'artista racconta la natura eclettica e resiliente della femminilità.

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C'è tempo fino ad oggi, 29 novembre, per visitare la mostra fotografica della giovane artista Shakira Casin, presso lo Spazio Young in Via Torino a Bolzano.

Shakira è una fotografa freelance nata a Bolzano nel '93, che ha sviluppato non solo la passione per la fotografia, ma anche una professionale all’interno di un contesto socio culturale.

Racconti sulla donna e le sue molteplici verità

Questo le ha permesso di partecipare a vari progetti di sensibilizzazione verso la persona ed in particolare, la donna. Nella mostra lei propone alcuni scatti del suo archivio personale, creato in anni di attività. Shakira infatti, ha selezionato dei ritratti e dei progetti  in grado di raccontare la femminilità in linea generale. L’idea era di trasmettere dinamicità e trasformazione, per questo il titolo della mostra è Suscipio. Suscipio è un termine latino che racchiude tutta una serie di concetti che, secondo l’artista, riprendono il ruolo della donna all’interno della società.

La giovane ha creato una sorta di caleidoscopio attraverso i ritratti nelle sue fotografie, sviluppando la mostra anche attraverso altri linguaggi: poetico e musicale con delle tracce audio.

Per Shakira la cosa più importante è stata di proporre alcuni ritratti che potessero in qualche modo uscire da certi schemi, cercando di raccontare la femminilità attraverso varie sfaccettature. Il tutto dando spazio a più figure e più tempi.

Monica: „A me interessava non tanto parlare di ruoli anzi, è l’esatto contrario. La mostra vuole rappresentare una certa fluidità, dinamicità e una certa libertà dell'essere e dell’esprimersi che ha la donna.“ Foto: Shakira Casin

Salto.bz: Purtroppo ad oggi il tema della violenza sulle donne è un tema per così dire „caldo“, viste le vicissitudini attuali. Ha mai provato la sensazione di avere una sorta di responsabilità sociale con il suo progetto fotografico?

 

Shakira Casin: Io credo che ci sia sempre una responsabilità sociale nel modo che ho di fotografare. Difficilmente scatto foto solo per creare un prodotto estetico o anche solo commerciale. Per l’ambito in cui lavoro io rifletto a livello sociale e questo si riflette nei miei scatti. Non c'è un momento in cui la tematica riguardante la violenza sulle donne non sia stata e non sia importante. Certo, ad oggi ancora di più, visto quello che brutalmente sta succedendo. Come molto spesso accade, c'è bisogno di un avvenimento molto drastico o di una data ricorrente che ci ricorda qualcosa, ma dovrebbero sempre sentirsi tutti coinvolti e anche con una certa frequenza. 

Come mai ha scelto „la donna“ come protagonista dei suoi scatti? Qual è stata la scintilla iniziale?

 

Io ho scelto la donna perché ad un certo punto mi è stato chiesto di fare questa mostra tenendo conto di quella che era la tematica della violenza sulle donne. Successivamente io ho voluto mostrare tutti quelli che erano progetti che coinvolgessero come soggetti le donne. Certamente il fatto che io abbia così tanti scatti di donne è perché il mio percorso professionale e artistico mi ha sempre portato involontariamente  - o volontariamente - a circondarmi di contesti femminili, nei quali c’era una varietà di età e background sociale.

Gender/Sex: „A modo loro credo che ogni figura femminile ha questa impronta, questo desiderio di mostrarsi nella proprio vulnerabilità, ma contemporaneamente nella propria forza.“ Foto: Shakira Casin

Secondo lei l’arte può avviare un cambiamento nella società in cui viviamo e se sì, come?

 

L’arte in generale ha come ruolo quello di esprimere in una maniera molto schietta e chiara quello che è l’aspetto più emotivo che viene vissuto sia a livello personale che sociale. Per questo credo che l’arte abbia un ruolo nel cambiamento perché crea un momento di riflessione. Il discorso è che l’obiettivo dell’arte è di smuovere, di provare a smuovere un certo tipo di sensibilità e riflessione. L’atto finale deve per forza avvenire dal singolo, dall’essere umano, quindi sì credo che l’arte possa essere un tramite per parlare. Non credo però che sia il mezzo ultimo; siamo noi che mossi dall’arte abbiamo un obbligo di azione e reazione.

Il titolo della sua mostra „Suscipio“ è molto interessante; quali sono secondo lei i ruoli della donna nella nostra società e come, questi ruoli, se vogliamo parlare di ruoli come ha accennato, vengono mostrati nei suoi scatti?

 

Io ho scelto questo titolo perché è un verbo transitivo e quindi esso cerca di uscire da una sua staticità. Esso non contiene e non è un contenitore. A me interessava non tanto parlare di ruoli anzi, è l’esatto contrario. La mostra vuole rappresentare una certa fluidità, dinamicità e una certa libertà dell’essere e dell’esprimersi che ha la donna. 

Io volevo scardinare il concetto di ruolo. Esso è un costrutto sociale e nel momento in cui la donna si adegua, esclude per forza parte di sé. Questo non era il mio obiettivo; io volevo mostrare le persone per quello che sono. Ognuno ha dei ruoli certo, ma io volevo mostrare quel qualcosa in più, quel limbo e quello spazio tra più ruoli che una donna può avere. 

 

I suoi ritratti escono dagli schemi, raccontando la femminilità in vari modi.  Cos‚è per lei la femminilità e com‘è la donna raffigurata nelle sue foto?

 

Per me la donna è energia. Non è qualcosa di fisso o fermo, ma è qualcosa in continua trasformazione ed evoluzione. La donna è una forma di energia che si mette in discussione, ma che nello stesso tempo è autodeterminante e resiliente. A modo loro credo che ogni figura femminile ha questa impronta, questo desiderio di mostrarsi nella proprio vulnerabilità, ma contemporaneamente nella propria forza.

 

Io volevo scardinare il concetto di ruolo. Esso è un costrutto sociale e nel momento in cui la donna si adegua, esclude per forza parte di sé. 

 

Quali progetti ha per il futuro?

 

In realtà non ho grandi progetti a livello artistico. In questo ambito qui al di fuori di quello che è un contesto lavorativo, mi piace poter vivere e lasciarmi ispirare da ciò che vivo. Farmi trasportare nelle realizzazione e nella creazione di qualcosa perché ho di fronte qualcosa, perché faccio esperienza di una realtà che mi stimola. Diciamo che mi concedo la possibilità di non programmare ma di essere più fluida per così dire. 

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