SALTO: Lanfranco, nel corso della sua carriera da giornalista ed autrice lei ha scritto e parlato frequentemente di violenza di genere. In occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, le chiedo: perché preferisce parlare di violenza maschile sulle donne?
Monica Lanfranco: Preferisco parlare di violenza maschile sulle donne, perché il termine „violenza di genere“ generalizza e occulta il dato. Non si tratta di colpevolizzare gli uomini, ma di chiamarli a essere parte attiva nel contrastare una violenza misogina e un patriarcato che coinvolge tutti e tutte. La buona notizia è che possiamo cambiare, anche con piccoli gesti, come usare parole diverse e fare attenzione al linguaggio. Se lavorassimo insieme in questa direzione, nel giro di una generazione potremmo rendere questa ferita molto meno evidente, anche se il segno resterà.
„Non si tratta di colpevolizzare gli uomini, ma di chiamarli ad essere parte attiva“
Come ha visto evolversi il dibattito e la narrazione su questo tema in Italia?
Purtroppo, parlando con i giovani, sento ancora gli stessi identici stereotipi che sentivo quando ero giovane. I „ma“, i „se“ e i „però“ che non emergono su altri temi scattano immediatamente quando si parla di femminicidio, violenza sessuale, stupro, discriminazione. Se una ragazza ha una certa reputazione e viene considerata „leggera“, è automatico che qualcuno alzi un sopracciglio e metta in dubbio la veridicità della sua denuncia. Se una donna libera denuncia, subito si insinua il dubbio: „Ma non se l'è andata a cercare?“. Ancora oggi esiste il paradosso per cui una ragazza che ha bevuto diventa, di fatto, ritenuta responsabile di una violenza o di un tentativo di violenza subita. Questa è la parte davvero ancora presente ed è terribile.
Il patriarcato non c'è più…
Il patriarcato non c'è più dopo il 688 con l’evaporazione dei padri ci può essere qualche maschilista psicopatico come Turetta ma è un altra cosa, se ci fossero invece padri o madri bravi i figli sarebbero più inquadrati