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Strategie nelle quali si giocano, con scarso rispetto delle „presunte“ posizioni ideologiche, i meccanismi più opportuni per la conquista di un potere stabile di parte puramente italiana. Il compromesso portato all’estremo è la parola d’ordine, per coinvolgere indistintamente forze politiche che sulla carta dovrebbero essere incompatibili. Gli argomenti di supporto sono generici ed alla base manca un progetto preciso per la città di Bolzano. Che senso abbia tutto questo rispetto al confronto delle idee, che un tempo caratterizzava la politica, è da valutare criticamente.
Trovo l’analisi di Maurizio Ferrandi interessante ma molto giornalistica. Infatti la realtà è molto più lineare e c'è assai meno dietrologia se guardiamo la prospettiva. La consigliera Artioli sa come inserirsi tra le pieghe di partiti che non sanno vagliare o costruire ricambio e bisogna riconoscerle un certo fiuto. Nel passato è riuscita a costruire una sua immagine lavorando sulla rappresentanza dei mistilingue, adesso ha saputo prevedere i problemi di rapporto tra i partiti e i politici sui problemi più importanti di questa terra. E qui si inserisce il tema della crisi dei partiti nel ricambio generazionale e nella costruzione di quello di genere. Una volta i partiti politici erano strutturati: c’erano la sezione giovanile della DC, la FGCI del PCI e il FdG del MSI, che attiravano giovani e che su questi ponevano le basi del futuro e della continuità. Adesso ci sono giovani volenterosi che cercano di individuare un proprio percorso politico ma non c'è nessuno che li indirizzi prima di eventuali candidature. Insomma, quella che banalmente si chiama „gavetta“, e che a mio avviso era parte di un percorso importante di crescita personale. Ai miei tempi - e parlo da „datato“, sono nato nel 1959 - Valentino Pasqualin mi sollecitò a frequentare l’associazionismo con queste precise parole „devi fare la gavetta sul territorio, devi capire i problemi della gente e poi puoi pensare di candidare“; allora era un associazionismo di puro volontariato ed impegno, senza contributi o compensi o rimborsi. Impegno e spirito di servizio. E voglia di imparare. Oggi le dinamiche sono molto cambiate e capita che chi per talenti personali sa muoversi in contesti molto fluidi riesca ad essere protagonista, a emergere e a costruirsi un consenso. Anche senza gavette. I tempi cambiano e se ne prende atto. Nella nostra attuale contingenza trovo prioritaria però questa riflessione: i partiti organizzati dovrebbero avere il coraggio di abbandonare una stagione di civiche, lavorando per rendere credibile un percorso diverso, che non può avere scorciatoie. La novità della Leopoldina è stata quella di saltare oltre alcune fasi ideologiche ponendo premesse per costruire relazioni e rapporti futuri. Le differenziazioni rimangono e si connaturano soprattutto nella progettualità sui temi del sociale e sulle regole. La destra, a mio avviso, non regge la questione sociale perché ancora poco lungimirante e troppo presa dal difendere le proprie rendite di posizione, mentre la sinistra vive la contraddizione tra il tentativo di voler ampliare il proprio raggio di azione e la troppa prudenza nell’individuare possibili percorsi di stampo liberale in campo economico. Ben vengano comunque le analisi, perché portano e riflettere, e per questo ringrazio Maurizio Ferrandi per il suo commento.
Strategie nelle quali si
Strategie nelle quali si giocano, con scarso rispetto delle „presunte“ posizioni ideologiche, i meccanismi più opportuni per la conquista di un potere stabile di parte puramente italiana. Il compromesso portato all’estremo è la parola d’ordine, per coinvolgere indistintamente forze politiche che sulla carta dovrebbero essere incompatibili. Gli argomenti di supporto sono generici ed alla base manca un progetto preciso per la città di Bolzano. Che senso abbia tutto questo rispetto al confronto delle idee, che un tempo caratterizzava la politica, è da valutare criticamente.
Trovo l'analisi di Maurizio
Trovo l’analisi di Maurizio Ferrandi interessante ma molto giornalistica. Infatti la realtà è molto più lineare e c'è assai meno dietrologia se guardiamo la prospettiva. La consigliera Artioli sa come inserirsi tra le pieghe di partiti che non sanno vagliare o costruire ricambio e bisogna riconoscerle un certo fiuto. Nel passato è riuscita a costruire una sua immagine lavorando sulla rappresentanza dei mistilingue, adesso ha saputo prevedere i problemi di rapporto tra i partiti e i politici sui problemi più importanti di questa terra. E qui si inserisce il tema della crisi dei partiti nel ricambio generazionale e nella costruzione di quello di genere. Una volta i partiti politici erano strutturati: c’erano la sezione giovanile della DC, la FGCI del PCI e il FdG del MSI, che attiravano giovani e che su questi ponevano le basi del futuro e della continuità. Adesso ci sono giovani volenterosi che cercano di individuare un proprio percorso politico ma non c'è nessuno che li indirizzi prima di eventuali candidature. Insomma, quella che banalmente si chiama „gavetta“, e che a mio avviso era parte di un percorso importante di crescita personale. Ai miei tempi - e parlo da „datato“, sono nato nel 1959 - Valentino Pasqualin mi sollecitò a frequentare l’associazionismo con queste precise parole „devi fare la gavetta sul territorio, devi capire i problemi della gente e poi puoi pensare di candidare“; allora era un associazionismo di puro volontariato ed impegno, senza contributi o compensi o rimborsi. Impegno e spirito di servizio. E voglia di imparare. Oggi le dinamiche sono molto cambiate e capita che chi per talenti personali sa muoversi in contesti molto fluidi riesca ad essere protagonista, a emergere e a costruirsi un consenso. Anche senza gavette. I tempi cambiano e se ne prende atto. Nella nostra attuale contingenza trovo prioritaria però questa riflessione: i partiti organizzati dovrebbero avere il coraggio di abbandonare una stagione di civiche, lavorando per rendere credibile un percorso diverso, che non può avere scorciatoie. La novità della Leopoldina è stata quella di saltare oltre alcune fasi ideologiche ponendo premesse per costruire relazioni e rapporti futuri. Le differenziazioni rimangono e si connaturano soprattutto nella progettualità sui temi del sociale e sulle regole. La destra, a mio avviso, non regge la questione sociale perché ancora poco lungimirante e troppo presa dal difendere le proprie rendite di posizione, mentre la sinistra vive la contraddizione tra il tentativo di voler ampliare il proprio raggio di azione e la troppa prudenza nell’individuare possibili percorsi di stampo liberale in campo economico. Ben vengano comunque le analisi, perché portano e riflettere, e per questo ringrazio Maurizio Ferrandi per il suo commento.