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Certo le associazioni dovrebbero favorire l’incontro, lo dovrebbero favorire la politica e le famiglie. Ci dovrebbero essere metodologie adeguate. Ma forse di metodologie non se ne può più. E chi risponde è una che una metodologia la „vende“ lavoro da 16 anni in Italia, Austria e Germania a proporre la metodologia Artigal nelle scuole dell’infanzia e primarie per l’apprendimento di una lingua. Certo „we learn a language by using it“. Ma il problema è soprattutto dato dai circuiti, in cui i ragazzi non si incontrano. Ed è facile, facilissimo capire il perchè. Perchè devo andare a calcio nell’associazione tedesca, quando il mio compagno di classe, nonchè amico del cuore, va nell’associazione italiana, perchè la sua famiglia ha altre sensibilità, o perchè gli piace di più.
Scoprire che l’altro è bello, lo puoi fare solo se l’altro lo conosci.
La lingua è come un bacio, non importa quanto sia lungo o corto, importa CON CHI. Se è il mio Romeo, mi basterà un bacio di un secondo per emozionarmi, ma se non è il mio Romeo potrà essere lungo un’ora e non mi darà niente.
Dal 1996 un’associazione genitori per il bilinguismo ha chiesto e si è impegnata prima per l’immersione, poi per l’apprendimento precoce. All’epoca erano 1.000 le famiglie iscritte. Non hanno fatto abbastanza? Sì hanno fatto molto, siamo sensibili e sensibilizzati, ma non basta. Perchè poi i figli li devi mandare in Austria o in Germania perchè imparino ad usare la lingua.
Quindi basta con i convegni sul bilinguismo, invocare programmi scolastici con le didattiche migliori, basta con la richiesta alle famiglie di fare di più.
Basterebbe una semplice cosa. Facciamo incontrare i ragazzi a scuola.
Garantiamo loro l’insegnamento nella madrelingua di una quota parte delle ore. E poi avanti tutti insieme ad imparare materie nella lingua dell’altro, frequentandoci, diventando amici del cuore, litigando, innamorandoci e giocando a calcio insieme non perchè deve essere strumentale, ma perchè ci piace stare insieme.
L’art. 19 forse può essere rivisto, se abbiamo voglia di costruire una coesione sociale reale in questa nostra terra.
Carissima Nadia, sono perfettamente d´accordo con la tua presa di posizione. Ho partecipato ai tuoi corsi e ho portato le mie classi in visita ai tuoi progetti.
Sono fermamente convinta che la lingua deve e può passare attraverso canali diversi, che non siano solo quelli della scuola. La formazione insegnanti, poi, è fondamentale: è necessario offrire corsi di aggiornamento innovativi e alternativi, prendendo spunto ed esempio dalle altre realtà europee. Speriamo che in Provincia giungano stimoli ed energie nuovi per avviare un cambiamento vero e volto al cambiamento.
Francesca
la lingua si impara quando si usa per fare cose interessanti con
Certo le associazioni dovrebbero favorire l’incontro, lo dovrebbero favorire la politica e le famiglie. Ci dovrebbero essere metodologie adeguate. Ma forse di metodologie non se ne può più. E chi risponde è una che una metodologia la „vende“ lavoro da 16 anni in Italia, Austria e Germania a proporre la metodologia Artigal nelle scuole dell’infanzia e primarie per l’apprendimento di una lingua. Certo „we learn a language by using it“. Ma il problema è soprattutto dato dai circuiti, in cui i ragazzi non si incontrano. Ed è facile, facilissimo capire il perchè. Perchè devo andare a calcio nell’associazione tedesca, quando il mio compagno di classe, nonchè amico del cuore, va nell’associazione italiana, perchè la sua famiglia ha altre sensibilità, o perchè gli piace di più.
Scoprire che l’altro è bello, lo puoi fare solo se l’altro lo conosci.
La lingua è come un bacio, non importa quanto sia lungo o corto, importa CON CHI. Se è il mio Romeo, mi basterà un bacio di un secondo per emozionarmi, ma se non è il mio Romeo potrà essere lungo un’ora e non mi darà niente.
Dal 1996 un’associazione genitori per il bilinguismo ha chiesto e si è impegnata prima per l’immersione, poi per l’apprendimento precoce. All’epoca erano 1.000 le famiglie iscritte. Non hanno fatto abbastanza? Sì hanno fatto molto, siamo sensibili e sensibilizzati, ma non basta. Perchè poi i figli li devi mandare in Austria o in Germania perchè imparino ad usare la lingua.
Quindi basta con i convegni sul bilinguismo, invocare programmi scolastici con le didattiche migliori, basta con la richiesta alle famiglie di fare di più.
Basterebbe una semplice cosa. Facciamo incontrare i ragazzi a scuola.
Garantiamo loro l’insegnamento nella madrelingua di una quota parte delle ore. E poi avanti tutti insieme ad imparare materie nella lingua dell’altro, frequentandoci, diventando amici del cuore, litigando, innamorandoci e giocando a calcio insieme non perchè deve essere strumentale, ma perchè ci piace stare insieme.
L’art. 19 forse può essere rivisto, se abbiamo voglia di costruire una coesione sociale reale in questa nostra terra.
Antwort auf la lingua si impara quando si usa per fare cose interessanti con von Nadia Mazzardis
Carissima Nadia, sono
Carissima Nadia, sono perfettamente d´accordo con la tua presa di posizione. Ho partecipato ai tuoi corsi e ho portato le mie classi in visita ai tuoi progetti.
Sono fermamente convinta che la lingua deve e può passare attraverso canali diversi, che non siano solo quelli della scuola. La formazione insegnanti, poi, è fondamentale: è necessario offrire corsi di aggiornamento innovativi e alternativi, prendendo spunto ed esempio dalle altre realtà europee. Speriamo che in Provincia giungano stimoli ed energie nuovi per avviare un cambiamento vero e volto al cambiamento.
Francesca